La fibromialgia è uno stato patologico caratterizzato da dolori cronici a livello dei muscoli e delle strutture contigue. Inoltre, sia i muscoli che le relative guaine ed i tendini risultano straordinariamente doloranti in caso di digitopressione. Si osservano, inoltre, numerosi disturbi concomitanti, quali affaticamento, spossatezza cronici, disturbi del sonno, cefalea, parestesie come intorpidimento o formicolio, dolori articolari, disturbi della memoria e della concentrazione, sintomi da intestino e vescica irritabili, depressione, ipercinesi degli arti inferiori (“restless-legs-syndrom” “sindrome delle gambe irrequiete”), sensazione di gonfiore alle mani ed elevata sensibilità al freddo.
La sindrome fibromialgica non è una malattia letale. I lunghi periodi di dolori cronici possono essere intercalati da fasi di graduale miglioramento o, addirittura, di totale remissione del dolore. Di solito, i disturbi peggiorano per alcuni mesi e poi si stabilizzano su un certo grado di gravità, ma non scompaiono mai completamente. Quasi tutti i pazienti affetti da fibromialgia devono imparare a convivere con limitazioni di media gravità delle proprie funzioni fisiche.
Dato che le cause di questa patologia non sono note ai più, nei decenni passati questo quadro sintomatologico è stato denominato in più modi. A fronte di una sindrome da fibromialgia, i medici parlavano anche di “affezione muscoloscheletrica cronica dolorosa d’origine sconosciuta”.
Il termine Fibromialgia è composto da tre parole:
- “Fibro” deriva dal vocabolo greco per fibra, un’indicazione della struttura fibrosa presente in tendini, legamenti e guaine muscolari (aponeurosi di rivestimento).
- “mi” deriva dalla particella greca per “muscolo” (mio…)
- “algia” deriva dal vocabolo greco che significa dolore, dolorabilità.