1 Cos’è la fibromialgia?
La fibromialgia è uno stato patologico caratterizzato da dolori cronici a livello dei muscoli e delle strutture contigue. Inoltre, sia i muscoli che le relative guaine ed i tendini risultano straordinariamente doloranti in caso di digitopressione. Si osservano, inoltre, numerosi disturbi concomitanti, quali affaticamento, spossatezza cronici, disturbi del sonno, cefalea, parestesie come intorpidimento o formicolio, dolori articolari, disturbi della memoria e della concentrazione, sintomi da intestino e vescica irritabili, depressione, ipercinesi degli arti inferiori (“restless-legs-syndrom” “sindrome delle gambe irrequiete”), sensazione di gonfiore alle mani ed elevata sensibilità al freddo.
La sindrome fibromialgica non è una malattia letale. I lunghi periodi di dolori cronici possono essere intercalati da fasi di graduale miglioramento o, addirittura, di totale remissione del dolore. Di solito, i disturbi peggiorano per alcuni mesi e poi si stabilizzano su un certo grado di gravità, ma non scompaiono mai completamente. Quasi tutti i pazienti affetti da fibromialgia devono imparare a convivere con limitazioni di media gravità delle proprie funzioni fisiche.
Dato che le cause di questa patologia non sono note ai più, nei decenni passati questo quadro sintomatologico è stato denominato in più modi. A fronte di una sindrome da fibromialgia, i medici parlavano anche di “affezione muscoloscheletrica cronica dolorosa d’origine sconosciuta”.
Il termine Fibromialgia è composto da tre parole:
- “Fibro” deriva dal vocabolo greco per fibra, un’indicazione della struttura fibrosa presente in tendini, legamenti e guaine muscolari (aponeurosi di rivestimento).
- “mi” deriva dalla particella greca per “muscolo” (mio…)
- “algia” deriva dal vocabolo greco che significa dolore, dolorabilità.
2 Se si considerano i vari nomi usati in passato per definire la fibromialgia, ci si rende conto chiaramente della grande insicurezza sulla natura di questa malattia. Si è pensato a una flogosi del tessuto muscolare (fibrite), una generica patologia muscolo-tendinea (tendomiopatia), una malattia reumatica (reumatismo muscolare), a vari stati parossistici di tensione o a un disturbo psichico (reumatismo psicogeno). Fino ad ora non si è avuta una conferma convincente di nessuna di queste supposizioni. Il termine fibromialgia indica per la maggior parte dei medici soltanto l’estrema sensibilità al dolore della muscolatura e delle strutture fibrose adiacenti.
Il termine “cronico” sta ad indicare che le manifestazioni patologiche ed i disturbi sono presenti da almeno tre mesi. Di solito, i soggetti affetti dalla malattia riferiscono sintomi durati per anni, prima che venisse loro diagnosticata la sindrome da fibromialgia.
In medicina, il termine sindrome indica un quadro sintomatologico pressoché costante. Le sindromi sono spesso degli stati patologici le cui cause sono sconosciute oppure indefinibili. La sintomatologia tipo della sindrome fibromialgica comprende dolori cronici diffusi a carico dell’apparato muscoloscheletrico, stanchezza cronica, disturbi del sonno, aree algogene alla digitopressione (tender points), disturbi da intestino irritabile e depressione .
3 Soltanto dal 1990 esistono dei criteri applicabili nella prassi clinica, che hanno notevolmente migliorato la diagnosi della fibromialgia. I criteri di classificazione ACR rendono possibile la diagnosi di fibromialgia sulla base dell’anamnesi (informazioni fornite dal paziente) e di un esame obiettivo dei punti algogeni e dolenti alla digitopressione (tender points), indipendente da esami radiologici o di laboratorio.